
Seduto su una sedia dell’aeroporto, nell’attesa del primo dei tre voli che dovrò superare oggi, guardo incuriosito il carnevale che mi passa costantemente davanti e che è la rappresentazione dell’essere umano moderno.
Il coraggio della gente nell’esporre il proprio mood, tra abbigliamento sempre più improbabile e modifiche del corpo di ogni tipo, riesce a sorprendermi ogni volta, ed è probabilmente un segno che sto invecchiando. La mia misantropia non mi aiuta, soprattutto dopo un anno trascorso a gestire una quantità infinita di persone sul lavoro, ognuna con i suoi problemi più o meno importanti.
Avevo proprio bisogno di togliermi dalle balle, e nonostante dall’aeroporto continui a rispondere alle ultime telefonate di lavoro, la mia mente comincia già ad allungarsi come il cielo dei territori del Nord, e i miei sogni cominciano ad intravedere il tempo nel quale verranno messi in pratica.
Viaggio da Bologna a Vienna, poi da Vienna a Istanbul, e poi da Istanbul a Bishkek, capitale del Kirghizistan. Arriverò ai confini con la Mongolia, anche se per ora l’unico mongolo che gira per aeroporti completamente vestito da moto ma con le scarpe da tennis, sono io, per ragioni economiche. Oggi i voli costano un terzo del supplemento, per lo stesso volo, relativo a un bagaglio di 20 kg, così viaggio con uno zainetto e basta, contenente documenti e navigatore, tanto appena arrivo là arriva anche la moto, e tutto l’abbigliamento è nelle laterali.
Bishkek è una città piena di centri commerciali, e dai marciapiedi molto larghi, e devastati dagli scoli dell’acqua, tra marciapiede e strada, il cui progetto è stato affidato con tutta probabilità a un carrozziere. Sono alti, non esagero, mezzo metro, e senza protezioni, finirci dentro e distruggere ruote, braccetti, semiassi e tutto ciò che è lì in zona è veramente facile. La moto, spedita via camion un mese prima, doveva arrivare con me ma non sta arrivando, bloccata dai doganieri russi per giorni infiniti, così giro senza cambi, e ogni giorno lavo e metto ad asciugare gli unici vestiti che ho.
A tutto ciò, l’unica che esulta è la mia app di fitness che dopo giorni passati ad incazzarsi ogni sera, continua ad inviarmi complimenti perché ogni giorno completo per 3 volte l’obiettivo che lei ha deciso per me. Passo le giornate infatti a visitare la città, della quale ormai so tutto, e faccio 15 km al giorno a piedi. Il mio ginocchio invece, privo da tempo di cartilagine a causa dei miei trascorsi sportivi, si vendica facendomi un male boia, e le punture di ialuronico fatte a inizio mese non bastano più.



Osservo la gente, i tratti mongoli, che distinguo principalmente negli occhi allungati e nel viso ovale, sono qui predominanti nella popolazione, le ragazze sono alte e magre con capelli solitamente neri, lunghi e lisci, Quasi tutte belle
Qui a Bishkek ho trovato la miglior gestione, secondo me, degli orari di check-in e check out che un hotel possa avere: loro sono aperti 24/24 e il cliente non ha nessuna limitazione di orario di arrivo o partenza, il check-in parte l’ora esatta in cui si arriva e dopo 24 ore ti telefonano in stanza e devi scendere a pagare, o andartene, e, se non lo fai o non ci sei, scatta automaticamente un giorno in più
Oggi parlando con un moto viaggiatore inglese, ho scoperto delle cose interessanti: esiste un treno in Kazakistan da Aktobé a Shimkent, che sono circa 1.500 km, se nel mio percorso di rientro a casa riesco a prenderlo anch’io in direzione inversa, mi fa risparmiare un giorno o due di steppa che ho già fatto e dove non c’è niente da vedere. Costa 70.000 tenghe per due moto (circa 110 €), e poco il mio “passaggio ponte”. E dura 31 ore. Inoltre, mi ha detto che c’è un’aggiunta di strada che si può fare sulla Pamir, non impossibile e stupenda… guardo sulla cartina e vedo se riesco a farla anch’io
Girando per centri commerciali, in attesa che arrivi la moto, mi rendo conto di quanto il settore in cui opero, quello del tessile abbigliamento, viva sull’effimero e il percepito. L’abbigliamento è infatti l’unico settore dove il valore reale degli oggetti non è dato dai costi, ma da quanto un cliente è disposto a spendere.. ormai ci si può vestire bene dalla testa ai piedi, tutto compreso, con 70/80€, e la gente troppo spesso confonde la notorietà del marchio con la qualità. Qui tutti i negozi non espongono neanche più i prezzi dei prodotti, ma solo gli sconti, a testimonianza della stupidità della gente. Un settore ipocrita e falso da cima a fondo e le numerose recenti inchieste sui moltiplicatori economici applicati dai grandi marchi ne sono la testimonianza.
31/7 Sono qui da 6 giorni, oggi Sambor, il titolare dell’azienda incaricata di portarmi qui la moto, ci dice che le moto sono partite stamattina e dovrebbero arrivare il 5/6 agosto. Mi propone di portarmi indietro lui la moto gratis fino a casa, di non farmi neanche pagare l’andata. In più mi propone un buono spendibile nei prossimi tre anni sui loro viaggi, qualsiasi destinazione, di qualche centinaio di euro. Io tornerei a casa con l’aereo così come sono arrivato mentre il mio piano prevedeva il ritorno via terra in moto. La proposta è fantastica perché da qui a casa sono minimo 15 gg di viaggio che risparmierei e dedicherei a visitare meglio queste zone, recuperando i giorni che sto perdendo, inoltre il mio frullino (honda crf 300 rally) non è fatto per fare 700 km al giorno
05/08 Ho speso (inglesismo) i primi quattro giorni di agosto ad Almaty, la capitale del kazakistan che è qui a due passi ( 400 km) per ingannare l’attesa, con Davide e Tatiana. Sono stati quattro giorni stupendi dove ho potuto visitare una città completamente diversa da tutte quelle che ci sono qui in zona e e che mi ha stupito molto. Piena zeppa di gente giovane, viva a qualsiasi ora, molto pulita e con poco traffico. C’è addirittura la metro, fantastica





Al nostro rientro, lunedì 4 agosto, Sambor ci ha detto che le moto non sarebbero arrivate prima della fine della settimana , una notizia che ci ha un po’ rattristato, Davide è andato su tutte le furie mentre io già da qualche anno ho un atteggiamento un po’ più zen su queste cose. Sambor poverino è distrutto, sta perdendo un sacco di soldi e scontentando tutti i clienti, l’ho trovato una persona molto disponibile e ragionevole, forse è costretto a fare così ma poteva anche dirci che non era sua colpa, perché se i russi decidono di bloccare un camion per due settimane lui non può farci niente. Invece, si è preso tutte le responsabilità dell’accaduto. Mi ha poi proposto di fare un giro di qualche giorno sulle montagne kirghize, per far passare il tempo, e ho accettato così sono partito senza sapere per dove.
Se già ad Almaty avevo poca roba con me, qui ho superato qualsiasi livello, parto con pantaloncini maglietta e felpa, senza nessun cambio, con me solo portafoglio occhiali e cellulare. Di questo passo, sto diventando a tutti gli effetti, un backpacker, o un barbone
Viaggiamo su asfalto e sterrato fino all’1:30 di notte, quando arriviamo al campo yurte di jurga, a 3300 mt circa di altitudine. Siamo a circa 30 km dal confine cinese, non lontani dal lago Kol Suu. Il sistema che usano per scaldare le yurte, che sono le tipiche tende dei nomadi kirghizi, è una stufa, che viene alimentata a legna verso le 9 di sera e tiene il caldo per 4 o 5 ore. La mia era aperta perché alle 9 non c’era nessuno ad occuparla. e non credo che la temperatura superasse gli zero gradi. Io e Roman, l’amico slovacco che è venuto su con me e Sambor, occupavamo una yurta, ma c’era troppo freddo, tolte le scarpe mi sono buttato sotto la coperta così come ero arrivato, e ho trascorso la notte cercando, senza riuscirci, di dormire e di coprire il naso ogni tanto.
Alle 7:30 di mattina siamo usciti dalla yurta e fuori, non scherzo, faceva ben più caldo che dentro, e sulle ombre delle yurte disegnate dal sole appariva ancora la brina mattutina depositata sull’erba. il panorama è semplicemente spettacolare dovunque ti giri c’è natura, cavalli che pascolano o galoppano montagne innevate, erba e il fiume che scorre a fianco.



Dopo un’ottima colazione, attendiamo i cavalli che ci porteranno al lago kol-Suu Il giro è stupendo non avevo mai cavalcato prima, ma sembra molto facile probabilmente il cavallo è addomesticato..
arriviamo al lago e decido di prendere la barca e percorrerne un pezzo il colore dell’acqua è strepitoso. Il clima è un po’ caldo, un po’ freddo.
In serata, ceniamo vicino alle yurte, in una yurta più grande delle altre, dedicata a cene e colazioni, e godiamo di un tramonto superlativo





Ripartiamo per Naryn attraverso la stessa strada che abbiamo fatto in precedenza, ma di giorno, così vedo intorno a me com’è il panorama. I panorami sono sempre spettacolari. Siamo 3 jeep e due moto. Appena arrivati, mangiamo mi rendo conto che loro fanno pranzo e cena in un’unica soluzione a metà pomeriggio. Io non sono abituato e per me è assurdo mangiare alle quattro di pomeriggio e poi non toccare più niente fino al mattino dopo, ma mi abituo facilmente.
Faccio una bella passeggiata per la città e la giornata è passata. Loro sono molto affiatati ma quasi mai parlano con me, anche perché sono quasi tutti polacchi, e io non capisco niente di quello che dicono, per me nonostante la disponibilità di Sambor ad offrirmi questa opportunità, non è facile, inoltre notizie dal camion non ne arrivano e più passa il tempo più mi interessa solo ed esclusivamente che mi arrivi la moto, strani pensieri si fanno largo nella mia mente, tipo che più cose vedo adesso e meno posso vederne dopo con la mia moto.


Il giorno dopo da Naryn partiamo alla volta di Tamga sul lago Yussuk kol per una strada interna inizialmente facile ma poi decisamente impegnativa, una delle due moto cade e la strada è veramente difficoltosa. Inoltre arriviamo a un passo dove nevica e sembra che un local abbia sparato a una delle moto, non colpendola. L’avventura non manca
A Tamga Ci fermiamo da una vecchia signora in un posto interessante che tengo buono per un futuro, Sambor impietositosi delle condizioni della mia t-shirt mi regala una maglietta ufficiale di ADVFactory, bellissima. Ceniamo dalla babushka a base di zuppa, riso e carne, e Il giorno dopo partiamo alla volta di Karakol, ma prima della città giriamo a destra e facciamo un percorso tortuoso veramente impegnativo, praticamente in mezzo ai campi, anche la traccia a volte c’è a volte no. Ritorniamo sulla provinciale sud del lago e andiamo a fare il bagno nel lago. In serata, non ho voglia di uscire, sono un pò giù nonostante tutto. Intanto sembra che finalmente la moto stia per arrivare, è in mezzo al Kazakistan quindi ancora un paio di gg e ci siamo
10/8 Oggi partiamo da Karakol per Bishkek, partenza tardissimo non so il perché e ormai mi interessa solo avere la moto. Non credo che faremo i 400 km diretti, ma faremo delle deviazioni quindi arriveremo tardi all’hotel salut. Mi colpisce che i polacchi mangino in continuazione, le fermate sono spesso ai supermercati e in macchina è pieno di schifezze da mettere in bocca…. ieri sono rimasto in camera, mentre loro hanno bevuto birre e cognac. Ora sono le 10 del mattino e gia hanno la birra in bocca. Caspita
11/8 Ieri sera siamo arrivati a Bishkek molto tardi, dopo esserci fermati a pranzocenare una quarantina di chilometri fuori Bishkek io Sambor e Roman. Gli altri hanno continuato il giro e non li vedrò più. Le notizie sono che il camion è a 400 km ma l’ultima news è che in Kirghizistan i mezzi pesanti non possono viaggiare sopra una certa temperatura (solo 28 gradi) e questa puttanata ci costringe ad attendere ancora. Intanto, navigando su Internet, scopro che dall’8 luglio è aperto il confine Tajiko-kirghizo di Batken, a ovest della valle Fergana, e questo mi permetterebbe, nella strada da Osh (kirghizistan) a Dushambè (tajikistan), di evitare di entrare in Uzbekistan e uscirne dopo solo 150 km, e quindi mi eviterebbe di fare un confine in più che è sempre un problema
12/08 l’attesa del camion è estenuante non sappiamo più cosa fare e ciò e’ sempre più difficile da sopportare. Da due giorni è a 20 km dall’hotel, ma non può muoversi perché non ci sono i documenti. Ridicolo. Ho ancora tutto il tempo per fare un’ottima vacanza, ma stare qui a fare niente è peggio che lavorare. Sono sfinito mentalmente
13/08 questa notte all’1:30 è arrivato sto kaz di camion, FINALMENTE. Io e Davide, unici italiani, che ci davamo il cambio per monitorare il parcheggio, ci siamo presentati mentre tutti gli altri dormivano e il camionista scaricava le moto, per cui le nostre moto sono state scaricate con un occhio di riguardo e subito tolte dalla cassa che le imballava. dopo una rapida occhiata sono andato a letto e il 13 agosto, dopo la bellezza di 19 giorni di attesa, è iniziata ufficialmente la mia vacanza in moto.
Ho controllato tutto il bagaglio, per accertarmi che i russi non avessero rubato qualcosa, e sono partito come un razzo, sapendo bene che bastavano i primi km per togliermi di dosso tutta la tensione accumulata negli estenuanti giorni precedenti. Avevo alleggerito più che potevo il bagaglio rispetto al mio solito GS, ma ora ho una moto più leggera quindi è comunque piuttosto carica e le prime sensazioni sono di una certa instabilità… verificherò poi sugli sterrati
Faccio quasi 300 km di puro sfogo e comincio a prender conoscenza con la folle guida dei kirghizi: semplicemente dei deficienti.


Dopo aver svalicato un paio di passi arrivo finalmente ad Osh, città dal nome curioso, e mi fermo a dormire da Stas, un ex motociclista che ha una guest house e ospita prevalentemente motociclisti, aiutandoli in tutto ciò che possono avere bisogno. Osh è una città distesa su una spianata e piena di lavori, il museo scavato nella montagna è una chicca da non perdere, decido di sostare due giorni per raccogliere le idee e darmi un minimo di pianificazione.
Per Ferragosto, ceno in un posto dove da bere hanno solo ed esclusivamente thé, non mi era mai capitato… Sarà mica perché è venerdì??
Stabilisco di fare la pamir highway in senso antiorario, per via del fatto che i primi giorni di viaggio li voglio lontano da Bishkek, dove partirò dopo 18 giorni dalla mia partenza in moto, col volo di rientro, in modo che se succede qualcosa là in Tajikistan in mezzo al nulla, ho tutto il tempo di avvicinarmi con calma e non sono a ridosso della partenza. Decido di percorrere la val fergana che mi porterà al confine che secondo le info raccolte sul web qualche giorno fa dovrebbe essere aperto (da queste parti un confine in meno è tanta roba), ma da queste parti niente è certo finché non ci sbatti la testa, spero di non dover tornare indietro, sono 250 km




il confine si rivela una cannonata, poco conosciuto ma con gente preparata, meno di un’ora e sono in Tajikistan, i cui colori della bandiera sono gli stessi dei nostri italiani, ma disposti orizzontalmente


Arrivo a Dushambè, la capitale, in scioltezza, mi fermo a visitare la città, che è veramente godibile e ordinata, e a fare qualche controllo alla moto, che per ora va come un treno e non sembra risentire di niente. Le strade sono comunque in discrete condizioni, ogni tanto qualche buco assolutamente da evitare e qualche tratto sterrato ma più che gestibile. In tutto il Tajikistan, ma in particolare a Dushambè, spicca ovunque il faccione sopraccigliato del presidente Rakhmon, un megalomane che ha trasformato il paese nel suo regno personale, con conseguenze ovviamente devastanti per la popolazione povera



Mi ricordo che col GS le parole più usate nei miei confronti erano “skolka” ovvero quanto costa e “a che velocità arriva “ oggi invece col frullino la parola più usata miei confronti è “atkuda”, ovvero “da dove vieni?” in poche parole della moto non gli importa più di tanto.
I Tajiki e i Kirghisi, sebbene siano due paesi attaccati ed entrambi con le montagne, sono popolazioni completamente diverse tra di loro. i Tajiki sono più poveri, la loro lingua è di origine persiana, turca mentre quella kirghiza è di origine russa. I tajiki non accettano carte di credito e non dispongono di cambiavalute, pagano quasi tutto con un QR code sul cellulare, collegato alla banca. In Kirghizistan invece li trovi, e qualche esercizio commerciale lavora con le c/credito, e anche qui usano tutti il QR code sul cellulare. Da una cosa i due popoli sono uniti: guidano come se fosse l’ultimo giorno.
Ma bando alle ciance, è ora di fare sul serio! Passata Kulob mi addentro nelle montagne, e inizio la mia Pamir Highway. La strada prima sale tantissimo poi scende, c’è un controllo che blocca completamente la strada perché la PH è fattibile solo con un permesso speciale, che ho con me e, soprattutto, inizia a scassarsi sul serio. Raggiungo presto il fiume che separa il Tajikistan dall’Afghanistan, e inizio a percorrer la strada che lo costeggia, lato ovviamente tajiko

In mezzo al nulla i primi villaggi decenti che incontro sono quelli nei quali tutti si fermano a dormire, le percorrenze calano terribilmente e fare più di 250 km al giorno non ha più tanto senso. Kalaikhum, Chorug, soste obbligate dove chi offre una camera per la notte propone un prezzo complessivo anche di cena e colazione, perché a parte Chorug che è grandina, gli altri sono villaggi e semplici ristoranti non ce ne sono
I villaggi vivono accanto al fiume, ne sfruttano la corrente e la bellezza, e le cene sono piacevoli sui balconi prospicenti il corso d’acqua. I prezzi compresa cena e colazione sono la metà di una semplice singola in italia senza nessun pasto compreso





la strada pian piano si fa impegnativa ma i panorami ripagano ampiamente la fatica. Un prima guado anche abbastanza altino mi fa saggiare l’equilibrio della moto nell’acqua, ma è la tole-ondulè che mi crea maggiori problemi. L’asfalto corrugato è una vera pena per me, in alcuni punti devo per forza frenare, e tenere la seconda ai 20-25 km/h. Certo, c’è anche chi filosofeggia di andarci a 70 km/h che per effetto risonanza non si sente più niente, ma che in mezzo al nulla resta lì con l’uccello in mano a darsi dello stupido, per via dei supporti delle borse rotti dalle vibrazioni, e non sa più come andare avanti, non voglio essere io.
Il carico della moto nonostante tutto è pesante, l’ho alleggerito tantissimo rispetto a quello che ero abituato quando viaggiavo col GS, ma la moto è leggera quindi in proporzione lo sente di più, inoltre mi sto portando chiavi serie e robuste e ricambi che nei viaggi precedenti non avevo e che per forza di cose sono pesanti
Per non farmi mancare niente, questa zona pur essendo ben oltre i 3.000 mt è piena di sabbia, e ogni tanto mi trovo o sabbia o ghiaia morbida, e alta 10 cm o più, che mi fa un pò perdere il controllo dell’avantreno e mi affatica parecchio gli avambracci


arrivo così alle sorgenti termali di Bibi Fatima, a 3000 mt di quota, dove mi ficco in ammollo per un’oretta. E’ poi troppo tardi per ripartire, così dormo presso una famiglia locale che mi ospita, mi sfama e mi fa fare la doccia congelata. Non c’è luce, non c’è riscaldamento, e la famiglia è splendida e fatta di gente semplice


La gente è poverissima qui, vive di agricoltura e allevamento. I bambini salutano sempre ed è pieno di militari che passeggiano tutto il giorno sotto il sole, presidiando il confine con l’Afghanistan. Natura, montagne, ogni tanto qualche crollo dall’alto di terriccio. Poca, ma veramente poca gente in giro. Bambini che giocano per strada, animali al pascolo, o che attraversano la strada o che ci sono sdraiati sopra.
Sono già due notti che la sera è caldissimo e a mezzanotte è freddissimo qui l’escursione termica è pazzesca. Dormo prima nudo, poi sotto il lenzuolo, poi a metà notte sotto la coperta. Qui l’elettricità non c’è o meglio c’è ma viene accesa solo quando fa buio, e il Wi-Fi non sanno neanche cos’è. La camera non ha bagno e doccia, che sono esterni e separati e per tutti, prima ho fatto la doccia gelata perché l’acqua calda non c’è, quella per il cibo viene scaldata al fuoco, fuori. La cena è alle 18:45 adesso sono neanche le 20 e sono già a letto.
I panorami sono sempre superlativi e il bello deve ancora venire. Oggi ho incrociato Roman, un motociclista slovacco che veniva dalla parte opposta alla mia, e mi ha detto che domani dovrò guadare un fiume perché il ponte è rotto. Vedremo, ci penserò quando ci arriverò
Si riparte belli carichi, dovrei fare benzina, so che qui per tutti i 500 km non ci sono distributori, ma a Zong la si può comprare presso un magazzino adiacente a una guest house, e infatti la trovo. Poi riparto inerpicandomi per una strada ripidissima e piena di acciottolato che mi fa scivolare nei tornanti, ma salgo tanto e i panorami sono pazzeschi. La strada fiancheggia la montagna e quando arriva all’intersezione con un’altra montagna, c’è un ponticello che passa sopra il fiumiciattolo che si forma dallo scioglimento della neve in cime alla montagna.
In una di queste intersezioni, non c’è il ponte, che semplicemente è sostituito dal fiume. E’ da un pò che non vedo quelle jeep di merda delle guide turistiche locali, che a noi motociclisti e ciclisti non ci sopportano, perché hanno appena finito di dire ai turisti che senza di loro non potrebbero mai vedere queste meraviglie, che sbuchiamo noi solitari che gironzoliamo questi posti senza nessuna guida tra i piedi. Camion, qui neanche a parlarne, troppo strette e ripide le strade. In ogni caso percorro i 200 mt di fiume, non alto ma fatto di pietre scivolosissime levigate giorno e notte dall’acqua, senza cadere. Mi blocco un paio di volte ma alla fine ne esco. Col Gs non credo ce l’avrei fatta





poco prima del passo mi aspettano kilometri di sabbia alta e ghiaia, che percorro molto lentamente anche perché si è accesa la spia rossa della temperatura dell’olio motore. Dopo estenuanti fatiche mi fermo in cima una buona mezz’ora a far rifiatare me e riposare il motore, e infatti la luce si spegne
Quando, ridiscendendo, vedo l’asfalto, non capisco se è un miraggio dettato dalla stanchezza o la verità… sono tornato sulla M41, la Pamir highway! Posso così “sfrecciare” a 50 km/h sugli ultimi 100 km che mi porteranno a Murghab, una città che sembra non arrivare mai. Dormirò in una guest house la cui padrona è la donna più brutta che abbia mai visto in vita mia, denti d’oro come se non ci fosse un domani e tratti somatici veramente disegnati da un maestro dell’horror. E’ gentilissima e molto educata, il locale pranzo/colazione è una stanza con un tavolo alto 15 cm, e si mangia tutti (tutti e due, io e un ciclista sudafricano di 71 anni) accovacciati sulle ginocchia. La toelette è locata in mezzo al cortile, ed è una casupola dentro la quale c’è un buco. Il tramonto è da giù di testa


Stamane non vedo l’ora di transitare per il confine più alto del mondo, ovvero il kyzyl-art border tra Tajikistan e Kirghizistan, a 4.200 mt d’altezza. Di lì a poco arriverò anche al kyzyl-art pass, poco più alto.
La strada passa prima per lo stupendo karakol lake, di un colore verde smeraldo, incastonato in mezzo ad una piana circondata da montagne innevate
Il confine è caratteristico, fatto con due mega cisterne verdi che fanno da casupole per i militari, e molto veloce. Ci sarà un secondo border kirghizo, più avanti, nel quale mi rilasceranno il TIP (temporary importation permit) relativo alla moto, e che dovrò chiudere in uscita dal paese. Nonostante l’altitudine, non ho nessun problema di mal di testa, vado come un treno e sto benissimo. Quando si dice testa dura…. in realtà l’emozione e la gioia di vivere questi momenti è superiore a qualsiasi sofferenza fisica latente io possa provare, ed è sempre stata per me curativa e salutare






scendendo continuo ad immergermi in panorami vasti e sensazionali, un’occhio alla strada è sempre necessario ma tutt’intorno è meraviglioso, mi fermo spesso, senza fare foto, semplicemente spengo il motore e guardo intorno a me

Dopo una tappa in un ostello di Sary Tash, rientro su Osh e proseguo per Jalal Abad, con l’idea di attraversare la montagna per giungere a Kazarman e da lì risalire fino alle yurte di Tash Rabat, attraverso un complicato percorso sterrato che non è segnato neanche su google maps, ma so che c’è. E’ una strada ripida che va fatta solo se nei giorni precedenti non ha piovuto, e porta da Baetov alla A365 da cui poi potrò andare a Tash Rabat.
Parto da Jalal Abad nel pomeriggio e viaggio anche abbastanza veloce, strade, mucche e moto permettendo. Salgo inerpicandomi per la montagna ma arrivato al tunnel, lo trovo chiuso senza uno straccio di cartello e mi tocca tornare indietro per 50 km (!!). E’ tardi ma provo lo stesso ad aggirare la montagna passando per una laterale, ma dopo 5 km parte uno sterrato terribile e molto polveroso. E’ in questo momento che devo decidere se essere complice di quello che potrebbe accadermi un’oretta più tardi, ovvero: tramonto, fatti solo 20-25 km su 100, nessuno in giro, strada scassata a dismisura e ormai troppo tardi per tornare indietro. Per fortuna ho il buon senso di fare dietro front, e ci metto una buona oretta a raggiungere Jalal abad e cercarmi un hotel decente. In ogni caso, tutto fatto, domani penserò a cosa fare
L’indomani piovigina, per cui ho solo un’alternativa: rientrare sulla capitale Bishkek e da lì ripartire nei giorni seguenti per raggiungere almeno il Son Kul lake, un’altra meraviglia kirghiza. A Bishkek non potete capire il gusto di girare in moto la città che avevo girato a piedi per 2 settimane. Mi rilasso nell’hotel e programmo la ripartenza immediata per il Son Kul lake
La strada che dalla super trafficata Bishkek porta al Son kul lake, che per un tratto avevo già fatto prima con le jeep di ADVF, costeggia il confine kazako per un lungo tratto, per poi addentrarsi verso lo yussukol lake e elevarsi sulle montagne. Poi, a un certo punto, devi uscire dall’asfalto e per un’80ina di km viaggiare su sterrato. Tole-ondulè a manetta, panorami strepitosi, per i primi 30 km, poi comincia la montagna vera e propria. La strada è una carrareccia resa difficoltosa dalla pendenza, piena di sassi anche grossi liberi di rotolare e di altri in parte interrati in parte pronti a sfregiarti le gomme.
E qui interviene il diavoletto che c’è dentro di me: ma sarà la strada giusta? Possibile che per arrivare a quel lago così bello si debba passare per una cazzata del genere? E, ovviamente il pensiero va avanti: no, non può essere questa, vedrai che vado su e a un certo punto tra pendenza e tutto sono bloccato e non so più cosa fare, o peggio, cado e la moto rotola per centinaia di metri, perché le pendenze che vedevo favorivano di certo questa opzione. Per fortuna c’è anche un angioletto che nel bel mezzo dei miei pensieri più cupi fa apparire un daily che tutto barcollante e mezzo rotto, scende dalla montagna, cosa che sembrerebbe impossibile ma invece ce la fa
Niente, allora la strada è giusta, e proseguo. Poi, in cima alla montagna, la strada arriva un cancello chiuso ! E kazz!! So che ci sono quelli solo per animali, che li apri entri li richiudi e vai avanti, ma se entro in una proprietà privata?. I dubbi restano ma proseguo
Dopo pochi km in cima alla montagna mi si apre una vista sul lago da lacrime, spengo il motore e mi fermo ad ammirare. Ci sono jeep intorno a me e nessuno mi dice niente così proseguo. Giro tutto intorno al lago finché decido di fermarmi al campo yurte che mi ispira di più, e trovo una situazione meravigliosa. Sono le 16.00, sono l’unico ospite, le yurte sono bellissime, siamo a due passi dal lago e mi fermo per la cena e la notte, immergendomi in un meraviglioso silenzio rotto solo un paio d’ore dopo da un gruppo di spagnoli arrivati con una jeep e che si fermeranno anche loro lì per la sera. La moto è posizionata appena fuori dalla yurta, e io gironzolo fino al lago un paio di volte, tra cavalli liberi di pascolare, fiumicello e prato verde


il rientro su Bishkek si svolge serenamente, nonostante i primi km siano caratterizzati dal percorso inverso, ovvero ripercorrere la strada che mi porta al cancello, scendere dalla montagna e ritornare sull’asfalto.
Il trasportatore mi aveva spiegato che non avrebbe potuto riportarmi a casa le gomme di scorta che hanno viaggiato sempre con me, perché non è consentito importare le gomme nuove in europa, per cui ho dovuto cambiarle una volta terminato il tour anche se le originali IRC ne avevano ancora. Stesso discorso per l’olio motore, per cui mi sono fatto il mio tagliandino proprio il giorno prima del rientro in Italia
Il rientro si svolgerà a partire dalle due di notte, attraverso pegasus su Istanbul, e poi direttamente in Italia, metà pomeriggio dello stesso giorno sono già a casa
Adesso ho un buono di qualche centinaia di euro spendibile nei prossimi tre anni sui viaggi di semplice trasporto moto dell’organizzatore, quindi…. dovrò approfittarne! E’ proprio vero che l’appetito vien mangiando, infatti…ci sto già ragionando

Stupendo viaggio Marco descritto e documentato in modo coinvolgente .
La Pamir Highway è una delle strade più iconiche per i motoviaggiatori e credo che sia anche una delle più belle in assoluto.
Complimenti Marco e Grazie per la condivisione.
Complimenti Marco, il report è molto bello e coinvolgente e ben documentato .
La Pamir Highway è una delle strade più suggestive al mondo e credo anche una delle più ambite dai motoviaggiatori avventurosi e Tu anche con delle difficoltà iniziali hai portato a termine questo percorso .
Chapeau.
ciao carissimo, infatti, sono molto felice di aver realizzato questo percorso, è che più ne faccio, più ne vorrei fare. 🙂
Buona strada !
Mamma miache bello! I posti i colori… Sono veramente rimasto affascinato.
Grazie per la condivisione!
Grazie mille Valerio! Dal vivo è molto più emozionante, mi capitava talvolta di fermarmi solo per ammirare la natura intorno a me, nel silenzio più totale. Brividi